L’Italia fa parte dei paesi del Visa Waiver Program, in altre parole, i cittadini italiani possono andare negli USA, per turismo, senza bisogno di un visto, purchè muniti di passaporto con chip elettronico (tutti quelli che vengono rilasciati attualmente lo sono).

A partire dal 1 Agosto 2008 e definitivamente dal 12 gennaio 2009, però, per accedere negli Stati Uniti, sarà necessario ottenere una autorizzazione on line chiamata ESTA: Electronic System for Travel Authorization.

A partire dall’8 settembre 2010, i viaggiatori dei paesi aderenti al Visa Waiver Program (WVP) dovranno pagare l’importo di 14 dollari, tramite carta di credito, all’atto della richiesta dell’autorizzazione ESTA .

Si tratta di un semplice questionario elettronico, disponibile anche il lingua italiana, simile a quello che veniva consegnato in modo cartaceo. Le domande a molti di noi potranno sembrare bizzarre, ma in ogni caso la compilazione è rapida, ed il più delle volte si ottiene immediatamente l’autorizzazione.

Per maggiorni informazioni potete visitare il sito dell’ambiasciata USA qui:

http://italian.italy.usembassy.gov/visti/esta.html

Trovarsi il giorno Natale a New York offre la possibilità di esplorare la città in modo molto particolare.
Quando siamo usciti dall’hotel, infatti, ci siamo trovati a girare per strade semi-deserte, con pochissima gente e traffico quasi assente, ad eccezione dei taxi.

La fortuna volle che ci fosse anche uno splendido sole con una temperatura insolitamente mite, per il mese di dicembre, che ci consentì di fare l’intero giro di Manhattan. Appena usciti dall’Hotel Pennsylvania, alle 9 di mattina, puntammo dritti verso l’Empire State Building che era a soli due isolati sulla 33a strada.

Proprio sotto l’Empire, facemmo colazione in uno Starbucks e da lì prendemmo la 5a avenue verso la punta di Manhattan. L’itinerario si rivelò molto interessante perchè, anche se non avevamo minimamente previsto dove andare, New York iniziò a mostrarci spontaneamente le sue meraviglie. All’incrocio tra la 5a e Broadway, infatti, ci trovammo di fronte al famosissimo Flat Iron Bluiding, chiamato così per la sua particolare forma che richiama un ferro da stiro.

Poco prima, eravamo passati davanti alla Marble Collegiate Church, dove sono esposte tante strisce colorate lungo tutto il perimetro, ognuna a ricordare un caduto nelle ultime guerre americane. Un colpo d’occhio davvero molto toccante.

La 5a avenue ci portò dritti nel cuore del Greenwich Village, dove ci trovammo di fronte all’arco di Washington Square, con il suo parco pieno di scoiattoli e dove potete trovare niente meno che il monumento a Garibaldi!

Il Greenwich Village è uno dei quartieri più caratteristici di New York ed è il centro della vita culturale e artistica della Grande Mela. Qui potete trovare la New York University, locali, bar e pub dall’intensa attività musicale, ma di questo vi parleremo più avanti.

Chiedemmo indicazioni ad un passante per poter arrivare a Little Italy, che ha il suo ingresso in Mulberry Street.
Il quartiere, un tempo abitato dalla comunità italiana, ora è sostanzialmente pieno di ristoranti italiani ed è sempre più insidiato dall’espansione di Chinatown, dove ci trovammo catapultati appena girato l’angolo.

Rispetto al resto della città, Chinatown era frenetica, forse per il fatto che i cinesi non festeggiano il Natale!

Posti come questo hanno bisogno di un articolo a parte per poter descrivere tutte le sensazioni che ispirano, per cui spero capirete il fatto che per il momento mi limito solo a citarli.

A questo punto del tour eravamo arrivati ben oltre l’ora di pranzo, all’incirca verso le 15, con una discreta stanchezza nelle gambe ed una gran fame!

Tanta fatica fu però ripagata dalla vista del ponte di Brooklyn, che si stagliava in fondo alla strada.
Sotto al ponte decidemmo di fare la nostra prima pausa della giornata, pranzando nel delizioso porticciolo del Pier 17, tra le famigliole che passeggiavano nel sole del pomeriggio di Natale!

Lasciati i bagagli in stanza, ci precipitammo in strada quasi saltellando e, come guidati da una bussola, iniziammo a risalire la Settima Avenue in direzione di Times Square.
In realtà avevo passato talmente tanto tempo su Google Earth a cercare un hotel e ad immaginare quel momento che ormai mi sembrava una cosa naturale, come uscire dall’hotel e andare a destra!

Ora però eravamo davvero lì.. ci scorrevano a fianco insegne e vetrine, luci, colori ed odori. Avevamo voglia di vedere tutto, di prendere New York e non mollarla più.

Vicino al Penn, appena attraversata la 33a strada, ci sono diversi posti in cui mangiare, tra i quali un immancabile McDonald, una pizzeria della catena Sbarro, dall’inconfondibile insegna tricolore verde bianca e rossa e molti altri fast food e ristoranti, però malgrado la fame si facesse sentire decidemmo di non fermarci e di proseguire fino al “Centro del mondo”, come molti chiamano Times Square.

Superammo il Fashion District, la zona della moda, mentre le luci che ci venivano incontro erano sempre più intense. Ricordo la grande insegna rossa di Ernst & Young e poi la temperatura che si faceva più mite, probabilmente, pensai, per il calore di tutte le lampadine e per la gran folla in cui ci stavamo immergendo e poi luci luci e ancora luci.

Ci guardammo, tutti e tre e non potemmo fare altro che metterci a ridere. Eravamo lì!

Dopo mesi di fantasie, progetti e sogni ci immergevamo in quel delirio di luci, taxi e persone!

Passammo un bel po’ di tempo a gironzolare e ad indicarci a vicenda quello che vedavamo: l’Hard Rock Cafe, i cartelloni imponenti che ci auguravano Merry Christmas, Mtv, Toy-R-Us e qualsiasi altra cosa ci colpisse.

Era la notte di Natale, ed eravamo a migliaia di chilometri dalle lucine delle luminarie del nostro paesino abruzzese, saltellando e ridendo sotto grattacieli di luci e suoni!

Se la prima cosa che mi impressionò di Times Square furono sicuramente le luci dei giganteschi cartelloni pubblicitari, ma subito dopo mi colpirono gli odori intensi provenienti dai tanti venditori ambulanti di hot dog, spiedoni di carne, kepab e chissà quanta altra roba: un mescolarsi di sapori, fumi e voci.

Tutto questo non fece altro che stimolare ancora di più la nostra fame che decidemmo di saziare in una steak house poco lontano da lì, la Ted’s Steak House, che scoprimmo anch’essa essere parte di una catena.

Dopo il cibo un po’ plasticoso mangiato in aereo ed il panino preso al volo in aeroporto finalmente potevo sedermi davanti ad una vera bisteccona americana, con contorno di funghi, patate e pane. Feci la prima conoscenza con le porzioni più che abbondanti che ci avrebbero accompagnato per tutto il viaggio. Mangiammo discretamente considerata la spesa media di 16 dollari e la posizione dove eravamo! L’unico appunto che mi sento di fare è che la carne ben cotta che avevo chiesto, in alcuni punti era anche troppo cotta, per non dire bruciata, del resto eravamo in una specie di fast food a base di bistecche e non potevamo aspettarci di più.

Terminata la cena riprendemmo a girovagare completamente a caso, seguendo il flusso di persone, fermandoci ogni tanto ad ammirare qualche strana installazione o delle luminarie spettacolari, fino a raggiungere la pista di pattinaggio del Rockefeller Center con il famosissimo albero di Natale. Era tutto come in un film. La musica, le persone che pattinavano allegre, sorrisi, abbracci, ghirlande e campanelli.. restammo per un po’ a goderci lo spettacolo e poi riprendemmo la direzione opposta per tornare in hotel.

Tra non molto in Italia si sarebbero svegliati nella mattina di Natale, con questo pensiero ci scambiammo la buonanotte.

Erano circa le 21 quando scendemmo dal  taxi davanti all’hotel.

Con il naso all’insù ammirando la facciata del Pennsylvania, Nicola esclamò: - Mamma mia, quant’è grande.. - Guardati in torno, gli dissi, qua è tutto grande!

Ci infilammo nella porta girevole che ci accompagnò all’interno, dove trovammo la hall tutta addobbata per Natale, con i marmi che luccicavano riflettendo le tante lampadine  e un grande albero sulla destra.

Hotel Pennsylvania Hall - NYC

Hotel Pennsylvania Hall - NYC

Il bancone della reception, come ci si può aspettare in un hotel da 1700 camere, aveva almeno una decina di postazioni, tutte sovrastate da una fila di tv, presumibilmente messe lì a beneficio dei viaggiatori in attesa durante le ore più affollate.

Nel nostro caso non c’era molta fila, sebbene la hall fosse animata da un andirivieni di persone. Dopo tutto era la vigilia di Natale, erano tutti in giro a festeggiare ed anche noi non vedevamo l’ora!

L’impiegato trovò sul computer la mia prenotazione e ci presentò il conto che decidemmo di saldare in anticipo in contanti. Daniele, non aveva con sé l’intera somma e gli suggerimo di andare al bancomat, o come dicono in America all’ATM, che ingenuamente avevamo individuato all’esterno dell’hotel, dall’altra parte della strada, dove c’erano la Bank of America e la Capital One.  Solo qualche giorno dopo scoprimmo che l’hotel aveva al suo interno, nella parte sinistra della hall, anche uno sportello ATM!

Il Penn, come viene chiamato dai newyorkesi, ha dentro anche un bar, dove spesso abbiamo fatto colazione o uno spuntino a tarda ora, un internet point e quattro o cinque negozi di souvenirs raggiungibili dai corridoi laterali della hall.

Ci furono consegnate le chiavi delle stanze, una card ciascuno, inserita in una pratica e utile mappa di Manhattan richiudibile, da tenere sempre nel portafogli. La permanenza iniziava nel migliore dei modi.

Hotel Pennsylvania Nyc - Corridoio

Hotel Pennsylvania Nyc - Corridoio

Raggiungemmo la nostra stanza in ascensore percorrendo un lungo corridoio. La prima impressione dei piani, fu leggermente diversa rispetto a quella della hall. L’hotel Penn è stato costruito nel 1919 e rivendica con orgoglio di essere “The World’s Most Popular Hotel“, l’hotel più popolare del mondo avendo ospitato più di 27 milioni di visitatori.

E’ chiaro che con tutto questo traffico, qualche acciacco di vecchiaia si vede, ma riguarda soprattutto le finiture: qualche porta vecchio stile, un mobile un po’ ammaccato, il bagno “old style” della nostra stanza.

Il servizio, almeno per quanto abbiamo potuto sperimentare, è di buon livello, c’è sempre pulizia all’interno delle aree comuni e delle stanze. Un paio di volte mi è capitato di andare nella sala delle inservienti, che è quasi sempre presidiata, tranne che nei cambi turno, per chiedere un asciugamano in più o un altro cuscino e sono sempre stato trattato con gentilezza e simpatia.

Hotel Pennsylvania Nyc

Hotel Pennsylvania Nyc

Hotel Pennsylvania Nyc

Hotel Pennsylvania Nyc

La nostra stanza era una quadrupla, che considerando le peripezie passate per averla, ci stava benissimo anche se erano due letti matrimoniali, per altro molto comodi.
Era dotata di televisione via cavo, incassata in un mobile un po’ vecchiotto, forse l’unica vera peccca della camera, con un tiretto sbilenco e le ante che non si chiudevano bene.

Inoltre avevamo un frigorifero (vuoto),  che in seguito ci risultò molto utile, un ampio stanzino che faceva da guardaroba, una piccola scrivania con sedia e due poltrone che usammo solo  per appoggiare i vestiti.

Hotel Pennsylvania Nyc

Hotel Pennsylvania Nyc

Il bagno era pulito, ma vecchio stile, con mattonelle bianche piccole e rettangolari, dotato di lavandino, wc e vasca da bagno che mostrava tutti i suoi anni e che infatti abbiamo usato solo come doccia.

Poggiammo le nostre cose in fretta, erano le 22 ormai. Avevamo fame, sia di cibo che di New York. Lasciammo l’hotel e ci fiondammo verso Times Square.

Dopo la notte di Natale passata a sorseggiare vino e mangiare cotolette con tutta la famiglia riunita nell’isola di Palm Island, la mia mente iniziò, una volta nel letto e cercando di prender sonno, a varcare il confine caldo di quella terra che per giorni aveva ospitato la mia rinascita esistenziale ed emotiva, per dirigerisi con un immagine da pellicola verso il freddo che mi avrebbe atteso a poche ore. La notte passò insonne, arrivarono subito le 5 di mattina. Mi preparai con molta calma, salutai la mia dolce zia e mia cugina. La golf car era pronta per addentrarsi nel bosco. Mio zio mi accompagnò a casa di un suo amico che con un immensa gentilezza si svegliò solo per potermi portare in barca di notte sulla terra ferma: La Baia di notte appariva più viva che di giorno, poche luci sui pontili illuminavano davanti a noi le case ai bordi del fiume, i gabbiani dormivano sulle barche lasciate dai pescatori, eravamo l’unico soggetto in movimento. Arrivati al porto, prendemmo la macchina e ci dirigemmo verso Sarasota.. Viaggio di un oretta! Arrivati al check-in la dialettica di mio zio era riuscita a farmi risparmiare 50 euro di sovraccarico.. Saluti commoventi ed importanti! Sono pronto per partire! Miami prima tappa…

L’attesa non fu lunga, dopo cinque minuti eravamo già immersi nel traffico di New york, sotto una pioggia battente sopra un taxi giallo che sfrecciava per le strade delle Grande Mela!

I taxi di New York hanno, di solito, tre posti dietro ed uno anteriore a disposizione dei passeggeri, separati da un pannello di plexiglas, con una ampia finestra che permette di parlare con il conducente e soprattutto un grande schermo lcd, spesso touchscreen, installato sullo schienale anteriore sul quale vengono visualizzate le ultime notizie, le previsioni meteo e la posizione GPS del mezzo.

Era la prima volta che vedevo una cosa del genere e ne fui davvero stupito. Il tassametro è sempre attivo e ben visibile al centro della plancia; quando arrivammo davanti all’hotel il nostro segnava circa 30 dollari. Una cifra abbordabilissima che dividemmo per 3 aggiungendo un dollaro di mancia a testa.

All’uscita dell’aeroporto gli addetti al servizio taxi, che organizzavano la fila dei viaggiatori, mi avevano spiegato che tutti i tassisti dovevano rispettare un prezziario standard, che non dovevo rivolgermi a taxi non autorizzati e mi consegnarono un volantino con una vera e propria carta dei diritti del passeggero.
Ebbi l’impressione che NY teneva molto alla qualità del servizio taxi.

L’autista, di origine indiana e abbastanza socievole, per quanto l’intonazione e la cadenza non fossero delle più allegre,  si accorse subito della nostra emozione. Del resto doveva vederne a centinaia di tipi come noi, che, un po’ eccitati e sbalorditi, guardavano la città con il naso incollato al finestrino. Ci assicurò che ci saremmo divertiti e ci diede il suo benvenuto a New York.

In circa venti minuti attraversammo tutti i tipi di paesaggio urbano a cui mi ero preparato fantasticando nei giorni precedenti, Attraversammo il Queens Midtown Tunnel e ci trovammo presto catapultati nella magia di Manhattan. Dopo aver tagliato diverse Avenue, fino alla settima, e svoltato alcune volte il taxi si fermò. Ci salutammo con un cordiale “Merry Christmas” e scomparve nel traffico.

L’attesa era finita. Ebbi la netta sensazione che la vacanza che avevo desiderato ed atteso per mesi stava finalmente entrando nel vivo quando girando su me stesso vidi intorno a me l’hotel Pennsylvania, il Madison Square Garden ed in lontananza, lungo la Settima Avenue, intravidi le luci pulsanti di Times Square.
Eravamo all’incrocio con la 33esima strada, ed il centro del mondo era sulla 42esima, a soli 9 isolati da noi e aveva smesso di piovere.

top